domenica 31 gennaio 2016

Quando se lo sono ritrovati davanti gli studenti della Wenzhou Medical University stentavano a credere ai loro occhi. Si trattava di una bestia di colore grigio, lunga circa un metro e del peso di 10 chili. Non era né un cane, né un gatto, né tanto meno uno studente fuori corso un po’ troppo cresciuto, bensì un enorme ratto identificato successivamente come topo di fiume. Si è scatenato il panico tra studenti e professori dell’università cinese, che proprio non sapevano come affrontare quell’enorme bestia che si aggirava indisturbata tra le aule ed i corridoi della struttura.
E’ stata allertata perfino la polizia per catturare il topo, ma alla fine un gruppetto di coraggiosi studenti, dopo aver preso chissà dove una grande rete da pesca, sono riusciti a catturare l’ospite decisamente indesiderato. Sono intervenuti i soccorsi e hanno preso in custodia il cosiddetto topo di fiume. L’animale è stato quindi rinchiuso in una gabbia e portato via per essere liberato nelle campagne cinesi molto lontano dal centro città. Ma è possibile che un ratto possa raggiungere tali dimensioni assolutamente fuori dal normale? C’è chi ha parlato di mutazione genetica, paragonando scherzosamente il ratto gigante al Maestro Splinter, protagonista del cartone animato le Tartarughe Ninja. Splinter è per l’appunto un ratto gigante, proprio come quello ritrovato alla Wenzhou Medical University, che ha allevato le Tartarughe Ninja (Raffaello, Donatello, Leonardo e Michelangelo) insegnando loro determinate tecniche di combattimento (
Da molti anni, negli ambienti politici, si discute di possibili cambiamenti alla normativa vigente, in merito a quanto in molti paesi è ritenuto illegale, e non sono pochi coloro che sostengono la liberalizzazione della vendita di questa droga, da alcuni considerata – a torto – “leggera”, magari iniziando a introdurre nuove regolamentazioni per ciò che riguarda il consumo a scopi terapeutici: è ad esempio ciò che chiedono a gran voce i malati di patologie i cui sintomi, spesso, sono rappresentati da dolore cronico e scatti incontrollati a livello muscolare. L’Italia non è l’unica nazione europea che non consente la coltivazione, la vendita e l’uso della Marijuana: la maggior parte dei paesi membri, considerano illegale la coltivazione, la vendita e il consumo. Le uniche nazioni europee che hanno liberalizzato la Marijuana, sono l’Olanda, il Portogallo – che ne consente il possesso ma non la compravendita – la Spagna, la Repubblica Ceca.
Ogni giorno quindi, nelle nazioni in cui per Legge la Marijuana è proibita, le Forze dell’Ordine combattono una vera e propria guerra, atta a stanare i produttori, i rivenditori e gli utilizzatori. Sul fronte della produzione di piante di Marijuana, la creatività di chi tenta di approfittare economicamente di questo tipo di business, giunge a livelli spesso incredibili. Per tale motivo Polizia e funzionari istituzionali che si occupano di questi temi, devono aguzzare l’ingegno e trovare sempre nuove modalità utili a sgominare piccoli e grandi produttori di questa pianta.

L’utilizzo di cani addestrati a questo scopo è noto, la Guardia di Finanza infatti li impiega da molto tempo, anche durante i controlli stradali di routine. Una notizia recente però, di un fatto accaduto in Inghilterra, lascia davvero basiti e fa comprendere anche, la grande preparazione delle persone che operano nel comparto della sicurezza. La storia: ci troviamo a Newton-le-Willows, una cittadina che si trova nel Merseyside. Per un certo periodo di tempo, una colonia di circa 300 piccioni, avevano scelto come “abitazione” il tetto di una casa privata.
Nulla di male, si potrebbe pensare, i piccioni sono presenti un po’ ovunque, e vederli appollaiati sul tetto di una casa, appare cosa normale. Per tutti forse, ma non per le forze dell’ordine, la cui esperienza fa si che ne sappiano una più del diavolo. Tenuta sotto controllo la situazione per alcuni giorni, gli agenti hanno appurato come i piccioni continuassero a permanere sul tetto della stessa abitazione. Strano, cosa mai può avere di tanto interessante per i piccioni questa costruzione, che la rende più accogliente di altre? Meglio andare a controllare.
Atto di perquisizione alla mano, gli agenti sono entrati in casa e…Hanno fatto una scoperta a dir poco, stupefacente, chiarendo anche la strana anomalia dei piccioni sul tetto. In casa, una vera e propria piantagione di Marijuana, con tanto d’impianto di riscaldamento ad hoc, grazie all’utilizzo di lampade alogene, per garantire il clima e la temperatura ottimale alla crescita delle piante, che – secondo le linee guida di chi conosce questo tipo di coltivazione – deve mantenersi intorno ai 25° centigradi.
Cosa c’entra la permanenza dei piccioni sul tetto? E’ presto spiegato: le lampade utilizzate per mantenere la temperatura stabile intorno ai 25°, ha riscaldato tutto l’ambiente, e poiché il calore tende a salire, è arrivato fino al tetto, creando un posticino accogliente per i piccioni, una bella cuccia riscaldata per togliersi dalle penne il tipico freddo umido inglese delle giornate autunnali. Insomma: a loro insaputa, i piccioni sono diventati poliziotti per qualche giorno. I coltivatori illegali sono avvertiti.
Accompagnare il proprio figlio a scuola e rendersi conto che in un giardino vicino all’istituto è presente una piantagione di marijuana non è certo un’esperienza che capiti tutti i giorni: se, però, per una circostanza fortuita ad accorgersi della pianta non è un genitore qualunque, ma un carabiniere, la vicenda entra di diritto nelle pagine di cronaca. Un episodio simile si è verificato a Roma, in zona Villa Gordiani, dove un militare dei carabinieri ha scoperto uno spacciatore semplicemente mentre stava portando il proprio bambino a scuola.
Durante il consueto tragitto da casa all’istituto, il carabiniere ha sentito, passando di fianco a un’abitazione, il caratteristico odore della marijuana. Così, dopo essersi assicurato che il figlio raggiungesse i propri compagni e gli insegnanti, prima di andare in caserma l’uomo ha cercato di capire da dove venisse quel forte odore. Dopo avere ispezionato un po’ i dintorni, ha notato che, oltre il muro di cinta di un edificio che confina con la scuola, comparivano dei ciuffi di cannabis indica. Impossibile confonderli con altre piante: e così il carabiniere, dopo avere informato i colleghi della stazione, ha proceduto effettuando una serie di accertamenti relativi al proprietario dell’edificio, una villetta in apparenza simile a tante altre, che però nascondeva un segreto, per così dire, particolare.
 Il carabiniere si è impegnato in prima persona anche per cercare di scoprire da che venisse accudita la piantagione, che evidentemente non era cresciuta per caso ma, essendo rigogliosa, veniva coltivata con cura e attenzione. Nel giro di poco tempo, quindi, gli uomini delle forze dell’ordine hanno appurato che a coltivare la pianta non era il proprietario della casa, ma il figlio. Così, hanno atteso che facesse ritorno a casa e, guarda caso, lo hanno colto con le mani nel sacco: nel senso che in tasca aveva non una, ma decine di dosi di marijuana, che sarebbero state vendute di lì a poco. Evidentemente, un quantitativo tanto ingente non poteva essere destinato semplicemente a un uso personale, ma configurava l’idea di un vero e proprio spaccio.
 E, in effetti, i carabinieri una volta penetrati all’interno della proprietà e giunti nel giardino hanno avuto la conferma di quel che avevano sospettato: in tutto hanno trovato ben tre piante di cannabis indica, ognuna delle quali pronta per la potatura e per il raccolto, visto che avevano raggiunto e superato i due metri e mezzo di altezza. Il figlio del proprietario di casa, quindi, è stato arrestato: si tratta di un uomo di 46 anni. L’aspetto più curioso di tutta la vicenda è che le piante di marijuana si trovavano proprio sotto le finestre delle classi dell’istituto scolastico frequentato dal figlio del carabiniere autore della scoperta.
Si usa spesso dire che le leggende contengono sempre un fondo di verità, così i film horror potrebbero nel profondo serbare elementi riscontrabili anche nella realtà. A dimostrazione di tale asserzione piuttosto inquietante, intercorre un video postato nel marzo 2015 da un utente anonimo di Imgur – servizio di hosting immagini fondato da Alan Schaff – su Youtube.
Il ragazzo, trasferitosi da poco in un grande e accogliente appartamento in Inghilterra, ha notato una botola nel pavimento, l’ha aperta e ha fatto così una scoperta sensazionale e… da brividi, decidendo di documentare dettagliatamente il suo viaggio estemporaneo dentro quella curiosa apertura. Munito di invidiabile coraggio, fotocamera e torcia montata su di essa, il giovane è così sceso in quello che si è immediatamente configurato come un enorme spazio sotterraneo fatto di impervie scale, cunicoli, ambienti vetusti e nicchie buie in cui la storia ha depositato due secoli di polvere antica. Il dimenticatoio si è rivelato essere una serpentina di strette gallerie e celle monacali facenti parte di quel che resta di un vecchio monastero risalente con tutta probabilità ai primi anni dell’800: i tunnel, ricolmi di cocci, mura rovinate, calcestruzzo, ritagli di giornale, pietre e utensili da lavoro, hanno instillato nello scopritore fantasie proprie di chi si è reso fautore di un’emozionante riesumazione.

Il ragazzo è ora consapevole di aver acquistato un appartamento dotato di ulteriori spazi sotterranei che ne accrescono indicibilmente il valore tanto da indurlo, forse, a restaurare l’intero sub ambiente per trasformarlo in un cinema domestico di sicura attrattiva.
Un episodio simile ma di altra natura e genere si è verificato in Italia, precisamente a Mentana, comune della Città Metropolitana di Roma. Una donna di 40 anni nascondeva abitualmente da mesi una serra di marijuana dentro una botola del suo appartamento in via Giuseppe Garibaldi, nel centro della località. Lo hanno scoperto gli agenti del commissariato Fidene Serpentara, a fronte di un ingente aumento di spaccio locale nella zona nord della Capitale.
 Appostamenti e videocontrolli hanno condotto gli investigatori a casa della quarantenne: la perquisizione stava per risultare fallimentare, ma a tradire la spacciatrice – forse emulatrice della protagonista del famoso film L’erba di Grace – è stato un filo vicino a quello preposto a sollevare la tenda della finestra. Nonostante il quasi impeccabile nascondiglio, la serra è stata così scoperta a causa di un semplice dettaglio tralasciato dalla rea, arrestata e portata via.
 

Il cospicuo patrimonio costituito dalle centinaia di piantine è stato posto sotto sequestro. L’avvenimento è di certo sintomatico del fatto che ai giorni nostri gli spacciatori si sono fatti sempre più ingegnosi, operosi e sempre meno suscettibili ai blitz delle forze dell’ordine. Nel caso di Mentana e della serra dentro la botola, si sono resi necessari notevole acume e spirito di osservazione.
Le due botole in questione non saranno le prime e nemmeno le ultime.
Si chiama Palacio de Sal, il pittoresco albergo boliviano che si trova a  Colchani, nei pressi del suggestivo Salar de Uyuni (il più grande deserto di sale del mondo: esso, infatti, si estende per oltre 10,5 mila chilometri quadri) e a 350 km a sud di La Paz, capitale della nazione andina. La particolarità di questa struttura consiste nel fatto che essa è stata costruita quasi interamente con mattoni di sale, non esclusi gli elementi d’arredo interni (dalle pareti, ai letti, ai divani, agli armadi, ai tavoli, alle sculture, alle sedie, ecc.). Nel bel mezzo della stupefacente distesa delle Ande, dunque, il viaggiatore potrà trascorrere un soggiorno assolutamente indimenticabile e del tutto originale. Costruito nel 2007, l’albergo resiste bene quasi a tutti gli agenti atmosferici avversi, eccezion fatta per la pioggia: ogni anno, infatti, immediatamente dopo l’inizio dell’autunno, ovvero appena si conclude il periodo dell’anno in cui si ha la maggiore concentrazione di pioggia, si rendono necessari degli appositi lavori di restauro e manutenzione. L’hotel Palacio de Sal costituisce una vera e propria eccezione nell’intera area: oltre alla particolarità del materiale con cui è costruito, infatti, esso assicura agli ospiti ogni confort, è arredato con gusto, si distingue per una cucina appetitosa e abbondante (assolutamente da provare il tè riscaldato al fuco, la carne di lama e il pollo in crosta di sale), possiede un campo da golf, una piscina (rigorosamente di acqua salata), una sauna e una rilassante vasca idromassaggio. L’albergo, che resta aperto per quasi tutto l’anno, è dotato di 30 stanze da letto e il prezzo risulta essere piuttosto conveniente: un pernottamento nell’albergo, infatti, costa 50 dollari a testa. Il panorama di cui si gode dall’hotel poi, è davvero mozzafiato: il cielo che si riflette nella bianca distesa di sale, infatti, crea giochi di luce e colori davvero sorprendenti che danno vita ad uno spettacolo affascinante e, per certi versi, prodigioso.
Se siete alla ricerca di un’esperienza unica e irripetibile, vi consigliamo di fare un salto in Bolivia dove, a 3.700 metri di altezza, sorge l’albergo Palacio de Sal, realizzato con pietre quadrate di sale da 35 centimetri ciascuna. Queste ultime, lo ricordiamo, sono state messe a punto prelevando i blocchi di sale presenti nell’ampia distesa delle Ande e che, in seguito, sono stati opportunamente lavorati per ottenere un efficiente e performante materiale da costruzione (FOTO DA PAGINA 2).

Le camere da letto sono simili ad igloo
Le stanze dell’albergo curiosamente, per forma e stile, appaiono del tutto simili agli igloo, i tipici rifugi costruiti con blocchi di neve degli Inuit (una popolazione originaria dell’estremo settentrione del Canada). I letti, ad esempio, sono realizzati con mattoni di sale e sono resi confortevoli da morbidi materassi tradizionali.
Ritmi di vita frenetici, preponderanza lavorativa e praticità hanno preso oggi il sopravvento, tanto che la cucina ha dovuto uniformarsi alle esigenze di tempo di manager e casalinghe. Uno dei primi elettrodomestici a incontrare il favore dei più affaccendati è stato il forno a microonde, capace di cuocere o scaldare rapidamente. Se pensate, però, che la sua funzione si esaurisca qui, sbagliate: questo gioiello della tecnologia annovera usi inimmaginabili che esulano dalla prosaica cottura.
1) Ammorbidisce gli agrumi: gli agrumi conservati in frigo risultano difficili da pelare poiché induriti dalla bassa temperatura, tuttavia si ovvia all’imprevisto ammorbidendoli con il calore, irradiato in pochissimi secondi.
2) Scompatta sale e zucchero: freddo e umidità hanno un effetto compattante in sale e zucchero, che tendono ad agglomerarsi. Selezionando la quantità desiderata, essa può essere scaldata nel forno a microonde su un piatto ristabilendo la normale granulità. Ma le sorprese non finiscono quì. Nelle prossime pagine scopriamo ulteriori utilizzi alternativi di questo straordinario elettrodomestico, ai quali probabilmente non abbiamo mai pensato
 ) Disinfetta le spugne: a furia di usarle per lavare i piatti, le spugne arrivano a impregnarsi di sporcizia, grasso e liquidi i cui olezzi denotano presenza di batteri e microbi. La loro disinfezione è garantita bagnandole di acqua e aceto prima di infornarle, in modo da poterle riutilizzare.
4) Pulisce i taglieri: i taglieri diventano alla lunga ricettacoli di residui di cibo destinato a marcire. Strofinando una fetta di limone sulla superficie e ponendo poi l’utensile nel forno per un minuto, il risultato rimanderà a una perfetta pulizia. Inoltre è un’utilissimo strumento per scogliere il miele, dare sapore alla frutta fresca, rimuovere la cera o rendere più morbido il pane. Scopriamo di più nelle pagine seguenti:
 5) Scioglie il miele: il miele tende a solidificarsi, rendendone difficile l’utilizzo. Al fine di ripristinare il suo stato liquido, esso va scaldato con l’intero barattolo senza il coperchio.
6) Insaporisce la frutta secca: la frutta secca si palesa molto buona se consumata così com’è, tuttavia quando viene tostata rilascia un sapore unico, ergo scaldarla nel forno pare un’ottima soluzione.
) Sbuccia l’aglio: l’incubo di molti in cucina si traduce nella sbucciatura dell’aglio che, a contatto con le mani, imprime per molte ore il suo “profumo” nell’epidermide. Porlo in forno fa sì che la buccia venga via da sola evitando mani particolarmente odorose.
8) Elimina il liquido delle cipolle: per evitare di piangere nell’atto di sbucciare una cipolla, è opportuno conferirle il giusto apporto di calore affinché il liquido che essa rilascia si asciughi assicurandone un’epurazione scevra di “commozione”.